Another ruined paradise

[Since the post is addressed mainly to italians you can find the english translation after the italian text.]

“Vieni Mike, saliamo con gli sci di notte che domani ci svegliamo in un piccolo paradiso.” Mike è un mio amico irlandese che vive in Svizzera e gli avevo promesso un posto che tutti gli scialpinisti ritengono speciale, la val Formazza. Citerò solo uno tra questi affezionati, Mario Rigoni Stern che nel ’38, durante la Scuola Militare di Alpinismo, scrisse:

“…nell’assoluta solitudine, sotto un cielo profondo, mi sembrava che le stelle emettessero un suono. Ogni tanto mi fermavo ad ascoltare e il mio pensiero si perdeva.”

Sticazzi.

Peccato che in questo lasso di tempo siano stati inventati gli elicotteri e la Val Formazza, sia ora venduta come “il nostro incredibile paradiso eliski, virtualmente inviolato, conosciuto per essere il Canada delle Alpi.” Già avevo sentito delle voci su questo eliski in Val Formazza ma non ci avevo prestato troppa attenzione. Portare la gente a sciare con l’elicottero non si intonava nei miei pensieri né con la wilderness per cui è nota la valle, nè col formaggio Bettelmatt del presidio Slow Food. Sarà un fenomeno transitorio mi sono detto. Finché un giorno non mi capitò di provarlo sulla mia pelle (e su quella di un’amico venuto apposta, scusa Mike se ti ho portato in un brutto posto).

La giornata era splendida e appena il tempo di uscire dal rifugio Miryam iniziare a risalire lentamente la nord del Clogstafel, sprofondando in un metro di neve fresca, l’elicottero ha iniziato a far rumorosamente su e giù per la valle, andando prima verso l’Arbola, osservandoci salire ad ogni passaggio e poi addirittura sorvolando l’imponente cornice appiccicata lassù, sopra di noi, sulla cresta del Clogstafel.
La cornice ha tenuto senno’ non sarei qua a scrivere ma, a duecento metri dal colle abbiamo deciso di scendere: un po’ per le condizioni (tanta neve su possibili placche ventate dei giorni prima) ma soprattutto per la paura che l’elicottero scaricasse degli sciatori sopra di noi (perché un conto è giudicare la sicurezza del percorso dal basso e con la propria esperienza e un conto è avere un gruppo di gente, con o senza guida, che ti sciano sopra la testa).

La nord del Clogstafel ormai una pista da sci. The north of Clogstafel now a commercial skiing slope.

 

Appena il tempo di raggiungere la base del pendio e tutti gli elisciatori hanno iniziato a scendere ricalcando le nostre tracce. Ora, io in Val Formazza non ho più nessuna voglia di tornarci perché non ho nessuna voglia di andare in luoghi che ripropongono i rumori della città e l’affollamento delle piste di sci. Anche se ci sono molte ragioni, morali ed etiche, per cui gli elicotteri non dovrebbero volare a scopo ricreativo su zone che andrebbero protette per la loro bellezza, magari chi ha permesso e voluto l’eliski,  potrebbe iniziare a porsi una domanda soltanto: “Accettando l’eliski non rischiamo, a medio termine, di perdere molti più soldi?”

Parlando la lingua del denaro,  forse l’unico linguaggio diffuso del nostro tempo, ho come l’impressione che il vantaggio dei guadagni provenienti dell’eliski sia destinato a pochi e che a causa di questi la gente che veniva in Val Formazza per sentire il “rumore delle stelle”, con gli sci, le ciaspole o semplicemente a piedi, sarà sempre meno. A questo punto, per assurdo, tanto vale puntare tutto sull’eliski e incidere anche l’elicottero sulla crosta del Bettelmatt. Val Formazza patria dell’eliski. Addio.

Una proposta per il nuovo logo del Bettelmatt. A proposal for a new logo for the Bettelmatt cheese.

 

“Let’s go Milke, we’ll ski up in the night and tomorrow we’ll awaken in  a small paradise.” Mike is an Irish friend of mine who lives in Switzerland and I promised him a place that all backcountry skiers believe is special, Formazza Valley. I will quote only one of those, Mario RIgoni Stern who in 1938, during the Italian Military Mountaineering School, wrote:

“…in the absolute loneliness, under the deepest sky, I had the impression that stars emitted a sound. Time to time I was stopping to listen and my thoughts were losing their way.”

No shit.

Too bad that during all this time they invented the helicopters and that Formazza Valley is now sold  as “our virtually untouched heliski paradise of Val Formazza, sometimes known as the little Canada in the Alps.” It was not the first time I heard voices about this heliski program in Val Formazza but I never paid too much attention to it. Bringing people to sky by helicopter was tuning neither with the wilderness the valley is famous for, neither with the Bettelmatt cheese of the Slow Food movement. It is probably just a transient phenomenon, I told myself. Until one day I tried it on my skin (and one the skin of a friend who just came for that, sorry Mike if I brought you in an unpleasant place).

It was a perfect day but as soon as we left  Miryam hut and we started to ascend slowly towards the north slope of Clogstafel, sinking in one meter deep powder snow, the helicopter started to run up and down the valley, flying first towards Arbola peak, observing our movements during each ride and then even flying above the snow cornice glued up there, above us, on Clogstafel’s ridge. The snow cornice did hold, otherwise I would not be here writing but 200 meters away from the col we decided to descend: partially because of the conditions (a lot of snow on the possible wind slabs of the previous days) but especially becasue of the fear that the helicopter would leave skiers above us (since one thing is to judge the safety of your own ascent from below with your own experience, another is to have a group of unknown people, with or without mountain guide, that skies above your head).

Just the time to reach the bottom of the slope and all the heliskiers started to descend on our tracks. Now, I don’t want to go back to val Formazza because I don’t want to go in places that propose again the noise of the cities and the crowd of commercial skiing slopes. Even if there are many ethical and moral resons, according to which helicopters should not fly with recreational goals on areas which should be protected for their beauty, maybe who wanted and allowed heliski could ask himself only one question: “By accepting heliskiing are we not risking, in the middle run, to loose much more money?”

Speaking the language of money, probably the only widely spoken language of our times, I have the impression that the advantages of the heliski’s earnings is only for few and for this few, the people who used to come to Formazza Valley to hear the “sound of the stars”, with skis, snowshoes, or simply by foot, will be less and less. At this point, absurdly, better bet everything on heliski and carve the shape of an helicopter on the Bettelmatt cheese. Formazza Valley homeland of heliskiing. Nevermore.

 

One Comment

  1. Jacob Balzani Lööv

    Risposta ai commenti ricevuti sulla pagina facebook del rifugio Miryam (https://www.facebook.com/pages/Rifugio-Miryam) che sostenevano fossi arrogante nel non volere tornare più in Val Formazza e che il post nn offrisse alternative costruttive.

    La Val Formazza non è brutta, anzi per decenni è rimasta un luogo in buona parte incontaminato e non molto diverso da come lo ha raccontato Mario Rigoni Stern e a differenza di altre sfortunate località non ha incontrato un caotico e incontrollato sviluppo turistico. Le dighe, che pur hanno trasformato la valle e fatto scomparire intere località, sono rimaste a ricordarci che è possibile anche vivere in maniera sostenibile e armonica con la natura.

    Quando scrivo “Val Formazza patria dell’eliski. Addio.” -sto banalmente esercitando il mio diritto di consumatore/usufruitore. E’ mio diritto non consumare qualcosa che non voglio, il rumore e il rischio di venire travolto da una valanga causata da altri. Il giorno in cui vorrò usufruire di un po’ di wilderness, non andrò più in Val Formazza ma andrò in un altro luogo e suggerirò anche ai miei amici di fare altrettanto. E non è il Vannino a non piacermi. Quello che personalmente non sopporto è l’atmosfera ambivalente che circonda la Val Formazza e diverse altre località di montagna: quando fa comodo viene presentata come una località dalla natura incontaminata, poi, possibilmente senza che nessuno veda, quegli stessi luoghi vengono sfruttati in ogni modo per produrre utile senza rispetto alcuno verso lo stesso l’ambiente di cui tanto ci si vanta. Non mi interessa che l’eliski in valle avvenga “solo” tra il primo dicembre e il 28 febbraio (come pubblicizza il sito heliski-valformazza.com). Saranno “solo” tre mesi ma anche se fosse solo uno a me darebbe fastidio perché, a prescindere dalla mia etica, dal momento che un elicottero fa avanti e indietro per la valle a depositare sciatori la Val Formazza non è più il paradiso incontaminato che l’associazione turistica della valle pubblicizza. E’ una frode. Perché nascondere che l’eliski c’è e si sente? Perché non andarne fieri, puntarci su tutto e farne davvero la patria del genere? Heliski-valformazza.com già ci si avvicina quando dice: “La NOSTRA area con circa 120kmq di terreno offre probabilmente il maggior potenziale di eliski nelle Alpi. Grazie alla possibilità di atterrare liberamente all´interno della zona, possiamo scegliere il terreno e la qualità della neve che più vi soddisferà.” E’ questa ipocrisia di fondo che personalmente mi infastidisce.

    Se in Irlanda l’eliski non è contemplato per ragioni geografiche, altrettanto non si può dire in Svezia. Ma ha senso parlarne quando in quest’ultima la densità di popolazione (20individui/km2) è dieci volte inferiore a quella italiana (200). Non sarebbe meglio conservare dei luoghi dove si può davvero assaporare il silenzio? Mi piacerebbe che con le dovute pressioni chi comanda in valle scelga da che parte stare, se raggiungere in fretta le capitali del turismo alpino oppure se fare proprio un modello di sviluppo più sostenibile che renda la Val Formazza un luogo inequivocabilmente speciale. Un modello di sviluppo e turismo sostenibile in ambiente alpino come promuove ad esempio la neonata rete torinese http://www.sweetmountains.it con i dieci punti del suo manifesto. Se i proventi dell’eliski di sicuro riempiono le tasche di qualcuno, dentro e fuori la valle, un atteggiamento più lungimirante potrebbe essere ad esempio investire in trasporti pubblici paragonabili ai postali della limitrofa Svizzera che collegati alla semi-elvetica stazione di Domodossola (dove arrivano in orario i treni da Locarno e Briga) renderebbe la valle molto più fruibile ai turisti svizzeri (molti infatti non hanno una macchina e sono abituati a spostarsi coi trasporti pubblici; se avete mai guardato una cartina svizzera di sci-alpinismo sono indicate in giallo tutte le fermate dell’autobus). All’incirca con gli stessi litri di combustibile usati per un’ora di elicottero, un autobus da 50 posti può fare dieci volte Domodossola-Riale e ritorno!

    Non mi interessa che una legge e una dubbia Valutazione d’Impatto Ambientale abbiano dato il nulla osta all’eliski, lo Stato è una costruzione umana, non è infallibile, e come individui possiamo solo cercare di vigilare e di dargli la giusta direzione all’interno del lecito, boicottando (è il mio caso, prossima gita in valle Antrona), organizzando dimostrazioni ma soprattutto divulgando quello che in Val Formazza viene permesso fare.

Leave a Reply